TRACKS

Il film che vi consiglio di vedere è Tracks-attraverso il deserto. Con la regia di JhonCurran. La trama è questa:

Robyn Davidson ha venticinque anni e un progetto folle: attraversare a piedi il deserto centrale australiano, da sola. Da Alice Springs all’Oceano Indiano, camminerà per 2700 kilometri, in compagnia di tre cammelli e del suo cane Diggity. Dopo un paio d’anni di preparazione, passati a prendere confidenza con gli animali e ad indurirsi i piedi in vista della fatica, e dopo i saluti alla famiglia e ai pochi amici, nel 1977 Robyn dice no all’inazione e alla mancanza di concretezza che guida le vite di tanti suoi coetanei e muove i primi solitari passi, con la sponsorizzazione del National Geographic e l’accordo di incontrare periodicamente lungo la strada il fotografo Rick Smolan, per permettergli di documentare l’epica impresa.

Questo film ha un grandissimo reportage di immagini magnifiche, quindi oltre ad avere una bella trama di genere drammatico permette di vedere gli angoli più belli e misteriosi della terra.

Greta Guidi

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OLTRE I LIMITI

Il libro che vi presento si intitola “oltre i limiti” e l’ autrice è Katie McGarry. E’un romanzo che descrive la storia dei due protagonisti,un maschio e una femmina, passando una volta dal punto di vista e di lui, e una volta dal punto di vista di lei. Frequentano lo stesso liceo ed entrambi hanno un passato molto difficile. Vi consiglio di leggerlo perchè una volta iniziato non vorrete più smettere. Se siete incuriositi, vi lascio qui il link per visualizzare la trama http://sognandoleggendo.net/anteprima-oltre-i-limiti-di-katie-mcgarry/
Greta Guidi

The amazing Spider-Man 2

Il nostro amico ragno sta per tornare. Il supereroe rosso-blu Spiderman sarà il protagonista del nuovo film di Marc Webb (500 giorni insieme) The Amazing Spiderman 2 – Il potere di Electro, in uscita nelle sale italiane il 23 aprile e presentato ieri a Roma in super anteprima. Confermato il cast del primo film, Andrew Garfield (The Social Network, Non lasciami, Parnassus) sarà Spiderman mentre la bellissima-stupenda-sposami Emma Stone (The Help, Easy Girl, Benvenuti a Zombieland) sarà Gwen. I cattivi di turno saranno interpretati da Paul Giamatti (Sideways, Cinderella Man, Salvate il soldato Ryan) e Jamie Foxx (premio Oscar per Ray).

Secondo capitolo del nuovo reboot targato Mark Webb e basato sulla serie di fumetti Amazing Spiderman. E’ il quinto film con l’Uomo ragno protagonista, dopo la trilogia di Sam Raimi e Tobey Maguire, ma esistono moltissimi spin off e parodie. Questo sarà solo il secondo capitolo di una nuova trilogia, come hanno già confermato i produttori. Ormai si fa tutto in trilogie, fatevene una ragione. E anche questa volta ci sarà un cameo di papà Stan Lee, occhi aperti.

La trama: Peter Parker-Spiderman (Andrew Garfield) se la spassa tra un giretto con le ragnatele su per i grattacieli newyorkesi, la gratitudine dei cittadini per aver risolto qualche caso di poco conto e l’amore della sua bella Gwen (Emma Stone), ma questo idillio viene interrotto dall’arrivo in città di alcuni super cattivi mandati dalla OsCorp, la società fondata da Norman Osborn. Spidey se la dovrà vedere con Electro, Rhino e Green Goblin. Tanta azione quindi ma spazio anche per l’amore, tra Peter e Gwen.

Francesca Pellino
Martina Cialdi

Dernière Danse

Oh ma douce souffrance
Pourquoi s’acharner tu recommence
Je ne suis qu’un etre sans importance
Sans lui je suis un peu paro
Je déambule seule dans le metro
Une dernière danse
Pour oublier ma peine immense
Je veux m’enfuire que tout recommence
Oh ma douce souffrance

Je remue le ciel le jour, la nuit
Je danse avec le vent la pluie
Un peu d’amour un brin de miel
Et je danse, danse, danse, danse, danse,danse
Et dans le bruit, je cours et j’ai peur
Est ce mon tour?
Vient la douleur…
Dans tout paris, je m’abandonne
Et je m’en vole, vole, vole, vole, vole,
Que d’espérance.
Sur ce chemin en ton absence
J’ai beau trimer, sans toi ma vie n’est qu’un decore qui brille, vide de sens

Je remue le ciel le jour, la nuit
Je danse avec le vent la pluie
Un peu d’amour un brin de miel
Et je danse, danse, danse, danse, danse,danse
Et dans le bruit, je cours et j’ai peur
Est ce mon tour?
Vient la douleur…
Dans tout paris, je m’abandonne
Et je m’en vole, vole, vole, vole, vole,

Dans cette douce souffrance.
Dont j’ai payé toutes les offenses
Ecoute comme mon cœur est immense
Je suis une enfant du monde

Je remue le ciel le jour, la nuit
Je danse avec le vent la pluie
Un peu d’amour un brin de miel
Et je danse, danse, danse, danse, danse,danse
Et dans le bruit, je cours et j’ai peur

Est ce mon tour?

Vient la douleur…

Dans tout paris, je m’abandonne

Et je m’en vole, vole, vole, vole, vole.

Traduzione

Oh mia dolce sofferenza
perché ricominci ad accanirti?
io non sono che un essere insignificante
senza di lui io non sto bene
vago da sola in metropolitana
un’ultima danza
per dimenticare il mio immenso dolore
voglio che tutto ricominci
Oh mia dolce sofferenza

Ho sollevato il cielo, il giorno, la notte
ballo con il vento, la pioggia
un po’ di amore, un pizzico di miele
e io danzo, danzo, danzo, danzo, danzo,
e dal rumore io corro, ho paura
è il mio turno?
Arriva il dolore…
Per tutta Parigi, io mi abbandono
e volo, volo, volo…

volo via da questa dolce sofferenza
Ho pagato tutti i miei errori
Senti come il mio cuore è immenso
Io sono una figlia del mondo

Ho sollevato il cielo, il giorno, la notte
ballo con il vento, la pioggia
un po’ di amore, un pizzico di miele
e io danzo, danzo, danzo, danzo, danzo,
e dal rumore io corro, ho paura
è il mio turno?
Arriva il dolore…
Per tutta Parigi, io mi abbandono
e volo, volo, volo…

che speranza.
Su questo percorso in tua assenza
sto sgobbando, lo sto affrontando senza di te
la mia vita è solo un brillante decorato, vuoto di significato

Indila

Vi consigliamo di ascoltarla perchè ne vale veramente la pena!!

Martina Cialdi

Il Cinque Maggio

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l’avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò. Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l’avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Alessandro Manzoni

Francesca Pellino

L’aquilone

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.

Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch’erbose hanno le soglie:
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita: un’aria celestina
che regga molte bianche ali sospese…
sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c’è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d’albaspina.

Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
d’autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera
bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo
petto del bimbo e l’avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù… Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto… – Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all’improvviso,
una dolce, una acuta, una velata…

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l’omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l’orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore
ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch’io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto…

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co’ bei capelli a onda
tua madre… adagio, per non farti male.

Giovanni Pascoli

Martina Cialdi